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    Manlio Brigaglia racconta La Maddalena


    Le vicende storiche della Maddalena narrate dal professore nel libro "L'Arcipelago di Garibaldi".

    - (...) La Maddalena è popolata da poco più di 240 anni.
    Il suo passato, come quello di tutto l'Arcipelago, è un passato di deserto e di silenzio.
    E di abitazioni così precarie che anche se gli uomini (pochi sempre) vi dimoravano, i geografi faticavano ad averne notizie; o almeno a mettersi d'accordo sulle informazioni.
    Questo gruppo di isole, collocate in fondo alle Bocche a fare quasi da traguardo di riferimento, furono viste e conosciute fin dall'antichità.

    Chi navigava per il mare italico almeno una volta doveva passare da queste parti.

    La stessa archeologia ci dà ragione: proprio qui, a Santo Stefano, furono scoperti alcuni anni fa i resti di quella che per qualche tempo si pensò fosse stata la più antica sede dell'uomo nell'isola (più di 4000 anni prima di Cristo).

    Erano pezzi di oggetti in pietra ed in terracotta, e resti di pasto: stavano sotto una roccia, riparo primitivo offerto a quel primo uomo sardo (sardo?: maddalenino, semmai).
    Dunque, l'uomo c'era. O per lo meno ci passava. Del resto, anche il più antico e rinomato dei geografi, Claudio Tolomeo (II secolo dopo Cristo), mostra di conoscere l'Arcti Promontorium, il Capo dell'Orso, così chiamato perché "un accidente prodotto dalla frammentazione d'un immenso blocco di granito", come diceva il Lamarmora, ha dato forma d'orso, già duemila e passa anni fa, alla roccia imponente che domina dall'alto d'uno spuntone della costa sarda l'intero arcipelago.

    Roccia conosciuta ai naviganti, e anche temuta: perché correva fama che le navi ne fossero attirate come se esse fossero di ferro e la roccia una gigantesca calamita, dice il geografo.

    Così fu misteriosamente attirata a terra la nave errabonda di Ulisse. Conosciute e frequentate ab antiquo, dunque, queste isole.

    Ma disabitate e insieme temute: la grande nave romana che Gianni Roghi trovò trent'anni fa ancora quasi intatta sui fondali di Spargi con le sue 300 anfore era affondata fra il 120 e il 110 avanti Cristo. Quello che si è salvato dalle razzie è radunato dal 1982 in un museo navale, intitolato a Nino Lamboglia, direttore del Centro Sperimentale di Archeologia Sottomarina, che guidò le campagne di recupero: in mezzo a mille difficoltà e a mille rifiuti.
    Ma quella di Spargi era soltanto una delle cento navi perdute (....) -

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