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    Un flop la consultazione contro il Parco


    Comunicato Stampa del 08.12.2008

    Il dato più significativo: l’analisi dell’affluenza
    Il numero dei votanti è stato pari a 1009, corrispondente al 10,55% degli aventi diritti al voto, quindi sensibilmente inferiore al 10% della popolazione complessiva di La Maddalena e sotto qualsiasi soglia di rappresentatività, anche in considerazione del fatto che – a differenza di qualsiasi altra operazione di voto – la consultazione ha avuto una durata di ben 7 giorni ed è stata ampiamente promossa e divulgata (con manifesti, lettere inviate alle famiglie, etc.) direttamente dall’amministrazione comunale, la quale auspicava chiaramente un’ampia affluenza da parte della popolazione, inviata a recarsi a votare con “sincera e convinta partecipazione”; la divulgazione dell’evento sulla carta stampata è stata assicurata anche da alcuni quotidiani durante le operazioni di voto, con un contraddittorio praticamente inesistente.

    L’invito del Presidente del Parco a non partecipare alla consultazione
    Trattandosi di un voto di protesta non sorprende il fatto che il 90% di coloro che hanno votato abbiano espresso il proprio “no” al Parco, ma complessivamente solo il 9% degli aventi diritto al voto si è espresso in modo contrario al Parco. Il dato più significativo è infatti quello dell’astensionismo, pari all’89,45%: la maggioranza dei votanti ha evidentemente condiviso le posizioni del Presidente del Parco che nei comunicati stampa, oltre che sulle pagine de “Il ParcoInforma” e dai microfoni di Radio Arcipelago, ha da sempre illustrato le motivazioni per cui la consultazione non poteva essere considerato uno strumento atto a superare le problematiche del territorio, ma solo una perdita di tempo e di denaro.

    Le firme raccolte dal movimento antiparco per lo svolgimento della consultazione
    Nel corso dei mesi, a causa di una campagna dai toni aspri, spesso aggressivi e configurabili a tratti anche come diffamatori, l’unico risultato concreto che il movimento antiparco ha prodotto è stato quello che ben oltre la metà delle persone (complessivamente circa 2200) che avrebbero apposto la loro firma per chiedere di svolgere il “referendum” non si è presentato a votare. Dove sono andate a finire?
    Ciò non può che dimostrare la totale disaffezione di tali persone rispetto al tema della consultazione e alla modalità con cui è stato portata avanti la campagna referendaria. Viene da chiedersi dove siano le migliaia di maddalenini che, superando l’indecisione, avrebbero dovuto “seppellire sotto una valanga di no questo Parco”, come il Presidente del Comitato antiparco si è avventurato a profetizzare tempo fa.
    Perciò il teorema di chi pensava che dal presunto plebiscito contro il Parco sarebbe dovuta derivare un’iniziativa politica condivisa finalizzata all’abolizione o alla revisione del Parco va a naufragare rovinosamente nelle secche dell’astensionismo.
    La giornata del 7 dicembre 2008 rappresenta una pietra tombale nei confronti dell’arroganza di chi ha guidato un movimento in modo sbagliato, puntando non su un atteggiamento di critica – che avrebbe anche potuto produrre risultati positivi – ma estremizzando il dialogo e facendo prendere le distanze da sé dalla stragrande maggioranza dei maddalenini. Ad essere seppellito è stato uno stile ”politico” casereccio.

    Il flop della consultazione sul Parco come istituzione
    Fatte le considerazioni di cui sopra, la consultazione non può che essere ritenuta un flop, perché evidentemente, accogliendo le osservazioni che erano state avanzate dal Presidente del Parco, la popolazione ha compreso che la consultazione era un bluff.
    La popolazione, evidentemente, ritiene di più che il Parco così com’è certo debba migliorare, ma che gli strumenti sono inseriti nella stessa legge che si voleva cambiare: tali strumenti consistono nel completamento degli organi istituzionali dell’Ente Parco e, in concreto, in una cooperazione fattiva tra gli enti locali e l’Ente Parco.

    Il flop della consultazione sull’attuale gestione del Parco
    Un’altra considerazione – che scaturisce chiaramente dall’analisi della consultazione – deve essere necessariamente avanzata: è la sconfitta di tutti coloro che vedevano nella consultazione uno strumento per esprimere la propria contrarietà anche nei confronti dell’operato degli attuali vertici dell’Ente Parco, trasformandolo in un vero e proprio referendum contro la persona del Presidente.
    La spallata è fallita: chiaramente questo voto non può che rafforzare l’attuale amministrazione del Parco.

    Massimo rispetto per l’esercizio democratico
    Diversamente da quanto sostenuto da alcuni, il rispetto nei confronti del “voto” come più alta espressione dell’esercizio democratico è stato massimo. Già cinque giorni prima dello svolgimento della consultazione, l’Ente Parco ha ricevuto un parere dell’Avvocatura di Stato, dal quale si evincono chiaramente – e in termini giuridici – l’illegittimità e l’inutilità della consultazione. La volontà del Presidente è stata comunque quella di evitare qualsiasi polemica che sarebbe derivata dall’impugnazione della Deliberazione della Giunta di La Maddalena, confidando nel buon senso dei maddalenini. I fatti gli hanno dato ragione.

    Le conseguenze
    Viste tutte le valutazioni del caso, la constatazione del fallimento di questa consultazione non può che portare necessariamente l’amministrazione comunale a rivedere le proprie posizioni; essa, inoltre, assieme alla Provincia ed alla Regione, ha l’obbligo morale di convocare la Comunità del Parco, nominando i membri vacanti del Consiglio direttivo ed iniziando così un percorso di collaborazione – la stessa collaborazione che l’Ente Parco invoca da quasi due anni – che dovrà durare anche nel futuro.
    Alla popolazione maddalenina, probabilmente, interessano meno le parole e le questioni di principio e più i fatti concreti: verso questo obiettivo devono indirizzarsi tutte le amministrazioni che incidono sul territorio e che decidono del futuro dell’Arcipelago.

    Le dichiarazioni del Presidente Bonanno
    «La mia unica preoccupazione è sempre stata quella di indirizzare un messaggio ai maddalenini, e cioè che l’Ente Parco ha già avviato una forte autocritica e che molte cose devono e possono essere migliorate, ma come ho ripetuto da sempre questo può avvenire solo in un clima di collaborazione fra le istituzioni. Il risultato di domenica mi permette di chiedere – ancor più insistentemente – al Comune, alla Provincia e alla Regione di interrompere qualsiasi velleità e di entrare attivamente nella gestione dell’Ente Parco, come spetta loro per legge, e di istituire il Coordinamento Territoriale per l’Ambiente, dando perciò al Parco gli strumenti per la vigilanza del territorio.
    La gente è stanca di chiacchiere, si passi ora alle azioni concrete. Ringrazio tutti i maddalenini per aver compreso l’inutilità di questa consultazione; nei loro confronti non posso che rinnovare il mio impegno a migliorare un’istituzione che deve essere al servizio del nostro bellissimo territorio e di chi lo abita.»

    Data: 
    08.12.2008

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