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    Il delfino D69 chiamato “Perduto”: un esempio di cooperazione transfrontaliera per la tutela delle Bocche


    Comunicato stampa del 14.07.2010

    Nella giornata di ieri è stato recuperato a largo dell’isolotto di Barrettini, nel Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena, un esemplare di delfino costiero, uno dei tanti che vengono rinvenuti morti lungo le nostre coste per cause diverse, alcune legate direttamente alle attività umane altre a patologie che sfociano in alcuni casi in epidemie e morie di numerosi esemplari.

    Può essere considerato un luogo comune che l’unione faccia la forza ma in alcuni casi gli avvenimenti ci convincono di come sia determinante nel campo della ricerca applicata l’unione di più competenze al fine di poter approfondire e diffondere conoscenza.

    Nonostante i numerosi studi che da tempo vengono condotti, le conoscenze su questi animali sono infatti ancora sommarie. Tuttavia una maturata consapevolezza ci spinge verso forme di cooperazione più sinergiche e esaustive capaci di ottimizzare i dati ottenuti e promuovere con maggiore efficacia ricerca e tutela ambientale. Negli ultimi anni motivazioni e stimoli comuni stanno indirizzando le istituzioni preposte verso un nuovo approccio multidisciplinare basato soprattutto sul dialogo tra le parti. Benché i delfini spiaggiati rappresentino per le amministrazioni comunali, responsabili delle fasi di smaltimento, un maleodorante rifiuto speciale che crea non pochi problemi soprattutto nel periodo estivo, questi animali offrono tutta una serie di opportunità non solo per approfondire la loro biologia ma per valutare lo stato di salute del loro ambiente, il mare.

    L’istituzione della rete regionale per la tutela della fauna marina in difficoltà è stato il primo grande segno di questo cambiamento che ha permesso tramite protocolli di intervento comuni su tutto il territorio costiero regionale di individuare nel 2007 il primo caso della nuova epidemia di morbilli virus nel territorio italiano.
    Le informazioni acquisite ci permettono di comprendere meglio la dinamica di popolazione, le abitudini alimentari, gli spostamenti e l’ambiente in cui viveva l’animale, come accaduto nel recente passato con il delfino chiamato Canuto, e conoscere la causa e le concause che ne hanno portato al decesso.
    Oggi la cooperazione e la condivisione delle attività tra la Sardegna (Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena) e la Corsica (Office de l’Environnement de la Corse, ente gestore della Riserva Naturale delle Bocche di Bonifacio) – nell’ambito del nuovo progetto comunitario PMIBB-GECT, autentico e concreto stimolo per la formale istituzione del Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio e la tutela di quest’area – arricchiscono tutto questo permettendo di conoscere parte della vita dell’animale detto Perduto rinvenuto spiaggiato ieri avvistato lo scorso ottobre a largo dell’isolotto dell’arcipelago corso con circa altri venti delfini e catalogato come “D69”.

    L’animale, di sesso maschile, facilmente riconoscibile per la presenza di numerosi markers nel profilo della sua pinna dorsale non presentava segni di lesioni esterne e si trovava al momento del suo ritrovamento in buono stato di conservazione. L’usura nei denti ci permette di ipotizzare che l’animale utilizzasse come strategia principale di alimentazione quella su reti a strascico, confermato anche dal suo contenuto stomacale di cefalopodi frammisti a conchiglie e alghe coralligene. Tutte le operazioni sono state condotte con efficienza dagli enti coinvolti e si è rilevata preziosa, oltre alla coordinazione con il Parco, il CFVA Blon di Palau e il veterinario Asl Dott. G. Dessena quella del Cantiere navale Frediani di Palau che ha offerto in un pomeriggio di un martedì torrido per il caldo tutta la sua disponibilità sia di personale che di mezzi impiegati.
    L’animale è stato poi smaltito, sotto indicazione del Veterinario Asl, dal personale del Parco coadiuvato dal dott. Simone Sotgiu della società Naturalia, nella zona tra capo d’Orso e S. Stefano.
    Sui campioni di organi prelevati verranno eseguiti nelle prossime settimane ulteriori analisi di laboratorio più esaustive e i risultati verranno diffusi.

    L’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ringrazia la Facoltà di Medicina veterinaria dell’Università degli studi di Sassari, con la quale l’Ente collabora proficuamente, per aver fornito, ai fini della loro divulgazione, le preziose informazioni contenute nel presente comunicato.
     

    Data: 
    14.07.2010

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