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    Petroliere nelle Bocche, dati di transito nella media e nessuna pratica illegale


    Comunicato stampa del 09.02.2011

    L’emergenza ambientale causata dalla fuoriuscita di materiale inquinante dallo stabilimento E.On di Fiume Santo e le notizie divulgate a mezzo stampa sul transito delle petroliere e su presunte pratiche illecite nelle Bocche di Bonifacio – seppur del tutto prive di fondamento – riportano l’attenzione su uno dei temi strategici intorno al quale il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ha voluto investire risorse e tempo nel corso degli ultimi anni: il Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio (PMIBB).

    Le attività, oggi valorizzate anche da un progetto finanziato con fondi comunitari e denominato proprio PMIBB, vedranno, presumibilmente già nel corso del 2011, la nascita di un Gruppo europeo di cooperazione territoriale (GECT) tra il Parco di La Maddalena e l’ente gestore della Riserva naturale corsa delle Bocche di Bonifacio.

    Il danno ambientale causato dalla fuoriuscita di olio combustibile che ha colpito tutta la costa settentrionale della Sardegna e che ha fortunatamente risparmiato le coste dell’Arcipelago deve trasformarsi in un’occasione di riflessione e di programmazione. Innanzitutto le informazioni apparse nel corso delle ultime settimane in merito al traffico di petroliere nel tratto di mare compreso tra le Bocche di Bonifacio vanno riportate ai dati ufficiali elaborati per conto del Ministero dell’Ambiente, e in collaborazione con la Capitaneria di Porto, dal Consiglio nazionale ricerche (CNR).
    Una chiara informazione sui volumi di traffico all’interno delle Bocche appare necessaria in ragione delle notizie di stampa di questi ultimi giorni che riferiscono di decine di petroliere che quotidianamente, approfittando della condizione creatasi con la fuoriuscita di olio combustibile, rilascerebbero in mare i residui di lavaggio delle tanche. La notizia riportata sulla stampa e relativa sia ad un simile numero di petroliere sia alle pratiche illecite delle petroliere è assolutamente infondata.

    Infatti, secondo i dati del CNR, il numero di petroliere che nel periodo 2000-2009 ha attraversato il canale tra Corsica e Sardegna è pari 228 unità, mentre 1151 sono le chimichiere, 491 le gasiere, 782 le navi cisterna, per una media annuale complessiva delle navi da trasporto – ad inclusione delle navi passeggeri – non superiore alle 3450 unità.
    Tali dati sono stati confermati anche dai numeri indicati nel bilancio di fine anno della Capitaneria di Porto di La Maddalena, e relativi al 2010. Grazie alle attività di controllo, monitoraggio e ausilio alla navigazione per il traffico navale nelle Bocche di Bonifacio, attraverso l’innovativa strumentazione presente a La Maddalena nella postazione della Capitaneria di Guardia Vecchia, nel corso del 2010 è stato rilevato il transito di 3434 unità maggiori, così suddivise per tipologia: navi passeggeri 1910, navi da carico 1524 di cui 104 con carico pericoloso (petroliere, gasiere e chimichiere).
    Peraltro proprio la Capitaneria di Porto di La Maddalena, contattata dall’Ente Parco in merito a eventuali violazioni delle norme negli ultimi giorni e nel mese di gennaio, ha smentito categoricamente sia che siano state poste in essere pratiche illecite di scarico a mare delle tanche, sia i dati di transito di navi pericolose nelle Bocche, che attualmente non si discostano da quelli del 2010. Peraltro neppure la postazione addetta al controllo presente sul lato corso delle Bocche di Bonifacio ha rilevato alcun comportamento contrario alle norme.

    Tuttavia, proprio nell’ottica del danno ambientale provocato dall’incidente di Fiume Santo e dai rischi derivanti comunque dal traffico di navi che trasportano merci pericolose all’interno del canale delle Bocche – ovviamente non battenti bandiera italiana e francese, giacché i due Stati già proibiscono il transito ai mezzi appartenenti alla propria nazione – è possibile valutare l’importanza dell’investimento e degli sforzi dell’Ente Parco per la realizzazione del Gruppo Europeo di cooperazione territoriale (GECT), che proprio per valorizzare il ruolo del Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio sarà denominato PMIB: un acronimo comune italo-francese identifica infatti l’area protetta transfrontaliera che attualmente esiste solo nelle intenzioni degli enti gestori delle due riserve già esistenti. Con l’istituzione del GECT il Parco di La Maddalena, che opera ormai da anni in questa direzione insieme all’Office de l’Environnement de la Corse (Ufficio per l’Ambiente della Corsica), raggiungerà un ulteriore importante risultato operativo, primo passo fondamentale per la tutela delle Bocche.

    «La gravità del danno ambientale provocata dalla fuoriuscita di materiale inquinante dallo stabilimento E.On obbliga tutte le istituzioni coinvolte ad una riflessione precisa in merito al Parco Marino Internazionale delle Bocche di Bonifacio e al percorso che il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ha avviato con l’Office de l’Environnement de la Corse – spiega il Presidente Giuseppe Bonanno. – Proporre un modello di gestione congiunta attraverso lo strumento comunitario del Gruppo europeo di cooperazione territoriale è, al momento, la prima ed unica strategia che è possibile mettere in campo per tutelare un così ampio tratto di mare dalle significative valenze ambientali, poiché consentirà di aumentare le attuali capacità di monitoraggio e controllo, oltre che di sviluppare progetti innovativi di salvaguardia.»
    Il progetto PMIBB è finanziato con fondi comunitari nell’ambito del Programma di cooperazione transfrontaliera tra Italia e Francia “Marittimo” 2007-2013.

     

    Data: 
    09.02.2011

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