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    Budelli, ecco perché l’isola dovrebbe diventare pubblica


    Comunicato Stampa del 04.12.2013

    [NOTA: quello che segue è un comunicato stampa di replica. Per approfondimenti sull'argomento e per acquisire informazioni più complete sulla posizione dell'Ente Parco riguardo alla vicenda, è disponibile un elenco dei comunicati stampa pubblicati nei mesi da ottobre a dicembre 2013, al link: http://www.lamaddalenapark.it/vivi-il-parco/isole/budelli/notizie/2013]

    Nei giorni scorsi è stata diffusa da alcuni organi di informazione una lettera, firmata da Mauro Morandi, custode della proprietà privata dell’isola di Budelli, e da alcuni “anonimi” amici maddalenini, che necessita di una replica rispetto a numerosi aspetti sollevati, con particolare riferimento alle competenze dell’Ente Parco, per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio in merito.

    È bene precisare che alcune delle immagini che sono state fornite a corredo della lettera stessa, non sono state scattate nella Spiaggia Rosa – nella quale è in vigore un’ordinanza dell’Ente Parco che impedisce a chiunque l’accesso alla spiaggia e allo specchio acqueo antistante – ma in altre zone dell’isola di Budelli o addirittura in altri punti dell’Arcipelago. Quelle fotografie confermano semplicemente l’efficacia delle politiche di tutela dell’Ente Parco giacché rappresentano tender spiaggiati nei corridoi di atterraggio attrezzati dal Parco stesso per inibire totalmente l’accesso delle imbarcazioni nello specchio acqueo di fronte all’unico arenile balneabile dell’isola (Spiaggia del Cavalieri), grazie alla perimetrazione con cavi tarozzati che indirizza il flusso dei mezzi nel corridoio di atterraggio, sempre raffigurato negli scatti; per altro verso, grazie ai cospicui investimenti in campi ormeggio e all’utilizzo sempre crescente di metodi ecocompatibili per il posizionamento degli stessi, l’Ente Parco impedisce l’ancoraggio selvaggio in aree tradizionalmente utilizzate per la sosta.

    In altri scatti vengono mostrati alcuni dei fari presenti nell’Arcipelago di La Maddalena, omettendo di ricordare che tali beni sono passati al demanio regionale nel 2011, dopo una battaglia che il Presidente dell’Ente Parco ha condotto in prima persona per fare chiarezza su fatti avvenuti ben prima del suo insediamento nel 2007.

    Tutte le immagini – diffuse in modo strumentale – orientano il lettore verso un’interpretazione della scarsa efficacia del controllo da parte del pubblico. Interpretazione parziale, visto che, è bene ricordarlo, i parchi nazionali non “storici” non possono dotarsi di un proprio corpo di vigilanza, e perciò il controllo è demandato alle forse dell’ordine, che subiscono, c’è da dire, anche loro da anni la contrazione dei fondi destinati alle spese di carburante costringendole a “razionare” gli interventi.  Altre immagini mostrano alcuni rifiuti “spiaggiati” in alcune cale dell’Arcipelago, che conta centoottanta chilometri di coste e per la cui rimozione, non è l’ente gestore dell’area protetta a dover intervenire (salvo situazioni di grave degrado ambientale) bensì gli enti territoriali competenti. In replica a Morandi questo aspetto merita un approfondimento specifico.

    In molte occasioni l’Ente Parco si è adoperato direttamente per rimuovere rifiuti su richiesta dello stesso Morandi, sebbene il materiale ritirato si riferisse spesso presumibilmente a rifiuti prodotti da lui stesso. Anche per questo, Il 27 agosto del 2013, a seguito di nuove segnalazioni ricevute dal personale del Parco e di una più attenta riflessione, è stata inoltrata dal Presidente dell’Ente Parco una richiesta di chiarimenti a varie istituzioni competenti, tra cui Comune di La Maddalena, Vigili urbani, Corpo forestale e di vigilanza ambientale e Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri nella quale, tra le altre cose, viene puntualizzato quanto segue:

    “In questo momento in cui l’opinione pubblica chiede il massimo impegno da parte dell’amministrazione pubblica di tutelare un bene che viene percepito come collettivo, seppure in mano a privati, è necessario sgombrare il campo da equivoci e riflettere sui fatti, attinenti alla struttura presente sull’isola e adiacente alla Spiaggia Rosa. Il nodo del ragionamento non può essere, perciò, che ricondotto alla “casa” situata alle spalle della famosa spiaggia per la quale, oggi più che mai, è necessario ai fini di una completa e puntuale analisi degli obblighi di qualsiasi acquirente, responsabilità pregresse e future della vecchia e nuova proprietà, sapere se la stessa abbia o meno l’agibilità come civile abitazione. Se la suddetta casa abbia un sistema di trattamento delle acque nere, e in caso affermativo, quali siano le procedure adottate per gestire le eventuali “fosse ecologiche”. Sui suddetti punti il Parco non è in possesso di alcuna richiesta di autorizzazione o di nulla osta. E’ necessario inoltre capire come siano gestiti i rifiuti prodotti da chi occupa la suddetta struttura. Inoltre sarebbe opportuno sapere se esista, allo stato attuale,  un titolo che permetta al “custode” di continuare ad occupare la sopraccitata struttura e, ancor più importante, a quale titolo lo stesso possa ospitare persone, come si evince da numerose segnalazioni. Tutte le informazioni richieste, seppur apparentemente possano sembrare di non diretta competenza del Parco, hanno, viceversa, riflessi sulla tutela del bene ambientale circostante, poiché una non corretta gestione dei cicli di consumo/produzione rifiuti (siano essi riconducibili a reflui o a RSU) può avere impatti anche importanti sull’ecosistema. Non va, infine, sottaciuto che la presenza non controllata di persone in “visita”, per altro mai oggetto di comunicazione, può generare quei fenomeni depauperativi che l’Ente vuole invece impedire.

    Dopo l’invio di tale comunicazione non è seguito alcun riscontro formale ed è stato pertanto inviato un sollecito ai soggetti coinvolti; il Presidente dell’Ente Parco è dunque fiducioso sul fatto che i soggetti competenti effettueranno tutti i controlli del caso e forniranno le risposte richieste, che rappresentano, soprattutto in un momento in cui viene valutata, da parte dello Stato, l’eventualità dell’acquisizione della proprietà privata, un elemento di una certa rilevanza. Varrebbe infine la pena ricordare a tutti i soggetti che si esprimono in modo contrario all’acquisizione da parte dello Stato della proprietà privata che chiarissima è invece la posizione assunta sin da subito dall’Ente Parco rispetto alla possibilità dell’esercizio del diritto di prelazione: già a partire dall’incontro dello scorso 21 ottobre con Michael Harte il Presidente del Parco Giuseppe Bonanno aveva chiaramente manifestato la sua volontà di inserirsi nel procedimento di asta fallimentare sull’isola di Budelli esercitando un diritto legittimo che la legge attribuisce agli enti gestori di parchi nazionali.

    « A questa linearità di posizioni fa da contraltare quella che ci è parsa una scorrettezza gratuita da parte soggetti terzi con i quali avremmo gradito un confronto franco. Parlare di Budelli può essere l’occasione per innalzare il livello della discussione sulla tutela ambientale mentre le posizioni, incomprensibili, di chi sostiene che l'esercizio di prelazione non sia necessario, non fanno un regalo alle aree protette. Per me è stata una piacevole sorpresa, all’indomani dell'acquisto dell’isola di Budelli verificare, attraverso la campagna di sensibilizzazione promossa dall'ex Ministro dell'Ambiente, l'On. Alfonso Pecoraro Scanio, che una crescente e trasversale mobilitazione della società civile che ha accomunato oltre 93.000 persone, esprimeva una volontà chiara nel chiedere al Parco di esercitasse il diritto di prelazione.  In seguito, grazie a un emendamento approvato dalla Commissione bilancio del Senato della Repubblica nell’ambito della legge di stabilità per l’anno 2014, promosso dai Senatori SEL Loredana De Petris e Luciano Uras, poi approvato trasversalmente da tutti i gruppi politici– e attualmente in discussione alla Camera dei deputati – ha invece previsto che lo Stato metta a disposizione le somme necessarie per l’acquisto, superando di fatto limpossibiltà di poter agire a causa dell'assenza delle dovute risorse»

    «Se tale volontà sarà confermata – conclude Bonanno – l’Ente Parco potrà, in sintonia alla volontà del legislatore e dell’opinione pubblica, adempiere a quella che è a tutti gli effetti un’opportunità unica nella sua storia e, oserei dire un obbligo, garantendo comunque di collaborare in futuro con tutti i soggetti, anche privati,  che riterranno opportuno voler apportare un contributo.»

    Data: 
    04.12.2013

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