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    Fitopatie nell’Arcipelago: prosegue la ricerca e l’indagine scientifica


    Comunicato Stampa n. 38 del 17.07.2015

    L’occasione rappresentata dal seminario di studi “Fitopatologie nell’Arcipelago di La Maddalena” svoltosi nei giorni scorsi presso il CEA - Centro di educazione ambientale del Parco a Stagnali sull’Isola di Caprera è stata fondamentale per fare il punto relativamente all’indagine scientifica avviata dall’Ente in convenzione con il Dipartimento di patologia vegetale e entomologia dell’Università degli Studi di Sassari. Alla presenza di ricercatori internazionali, con le relazioni tenute dal Dott. Artur Alves - Universidade de Aveiro, Portugal e del Prof. Giles Hardy del Centre of Excellence for Climate Change Woodland and Forest HealthSchool of Biological Sciences and Biotechnology Murdoch University il confronto ha messo in luce la specificità geografica rappresentata dall’Arcipelago di La Maddalena relativamente a un tema come quello delle fitopatie forestali che anima un significativo dibattito nella comunità scientifica internazionale. La Maddalena si candida ad ospitare il prossimo convegno internazionale IUFRO di studi sul tema che si svolge ogni due anni.

    Il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena già da qualche anno è stato impegnato ad affrontare il fenomeno delle fitopatie – ossia delle malattie delle piante – che hanno colpito molti alberi nell’isola di Caprera. Un’ampia area boschiva di notevole valore naturalistico, popolata da lecci e da un folto sottobosco di specie della macchia mediterranea è infatti interessata da problemi che a lungo termine potrebbero compromettere la sopravvivenza delle piante stesse con una consistente perdita di biodiversità vegetali. Il dibattito durante il seminario ha tracciato un quadro dell’attuale situazione e degli interventi promossi negli ultimi anni rappresentando un’occasione di confronto e approfondimento che consentirà agli esperti di definire ulteriori strategie di prevenzione e di tutela.

    Dalle indagini effettuate dall’Università di Sassari su alcuni campioni che presentavano le caratteristiche della malattia, è emerso che le piante dell’isola di Caprera sono colpite da patogeni appartenenti ai generi Diplodia e Phytophthora; la prima attacca le piante prevalentemente sulle chiome e sui fusti mentre la seconda le attacca dall’apparato radicale.

    Come è indicato nella relazione del Prof. Antonio Franceschini dell’Università di Sassari e dai suoi collaboratori dott. Bruno Scanu e dott. Benedetto Linaldeddu, questi patogeni annoverano numerose specie in grado di causare danni rilevanti su piante di interesse sia agrario sia forestale. Ma il problema principale nell’Arcipelago è la concomitanza su molte piante di entrambi i patogeni. Alcune di queste specie sono state nel corso degli ultimi decenni associate alla ben nota sindrome del “deperimento” delle querce e dei pini in vari paesi del bacino del Mediterraneo, dove stanno assumendo sempre più carattere invasivo. Per quanto riguarda più da vicino la Sardegna, attacchi di questi patogeni sono stati ripetutamente segnalati negli ultimi anni in varie aree forestali della regione. D. corticola (il cui scopritore è proprio il dott. Artur Alves nel 2004) è considerata uno dei patogeni “emergenti” più pericolosi nei boschi mediterranei; in Sardegna non erano mai stati rilevati attacchi così gravi di D. corticola su leccio. Per quanto riguarda invece D. scrobiculata, invece, le notizie reperibili nella letteratura scientifica sono piuttosto limitate. Questo patogeno  è conosciuto come dannoso su conifere, ma in Italia non sono stati mai descritti attacchi gravi né su conifere né su altri ospiti vegetali. Il suo rinvenimento nell’isola di Caprera su piante di corbezzolo rappresenta senz’altro una preoccupante ed imprevista novità, ma è anche motivo di seria preoccupazione in considerazione della possibilità di diffusione delle sue infezioni con effetti deleteri alle pinete presenti nell’isola.

    Sulla base delle indicazioni ricevute dall’Università di Sassari, il Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ha sensibilizzato tutti gli enti e i corpi aventi parte in causa (Corpo Forestale dello Stato, CFVA, Ente Foreste della Regione Sardegna) e ha attivato già da qualche anno interventi di monitoraggio e tutela delle specie a rischio.

    Il progetto sul quale stanno lavorando l’Ente Parco e l’Università, si sviluppa attraverso un sistema di aree di saggio in un’area di circa 100 ettari di foresta che ha, tra gli scopi fondamentali, quello di: risanare l’area boschiva colpita dai funghi patogeni e arrestare la diffusione dei funghi patogeni, anche ricorrendo all’utilizzo di metodi biologici; caratterizzare i funghi che hanno colpito il leccio e le altre piante dell’isola; acquisire nuove conoscenze di carattere scientifico per prevenire fenomeni simili nel futuro e predisporre linee guida per il monitoraggio fitosanitario dei boschi in ambito mediterraneo.

    Proprio in relazione a questo ultimo punto l’azione del Parco Nazionale risulta essenziale: è infatti grazie alle attività di monitoraggio di carattere ambientale che è possibile prima scoprire e successivamente studiare problemi di siffatta natura, per procedere infine all’individuazione delle soluzioni più idonee a risolvere i problemi stessi. Se dunque a un lato non è il caso di utilizzare toni allarmistici nel parlare delle fitopatie di Caprera, dall’altro è però importante che sia già stato elaborato dagli esperti in materia un progetto per combatterle.

    Data: 
    17.07.2015

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