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    Moby Dick è il futuro dell’Arcipelago


    Comunicato Stampa n. 45 del 06.08.2015

    L’avvistamento di un esemplare di Capodoglio albino nel Canyon di Caprera all’interno del perimetro del “Santuario Pelagos” nel corso di un’uscita di whale watching rappresenta un’importante occasione di approfondimento scientifico che ripropone ancora una volta il tema della valorizzazione e della tutela dell’enorme patrimonio ambientale custodito nel Mediterraneo, in generale, e nelle acque dell’Arcipelago, in particolare. 

    Il capodoglio albino avvistato nelle acque del Canyon di Caprera apre la strada ad una fase di significativo approfondimento scientifico. A partire dalle immagini scattate nei giorni scorsi sarà infatti possibile identificare l’animale e compararlo con il precedente avvistamento di capodoglio albino risalente al 2006 al largo dell’Isola di Tavolara. Nell’eventualità si trattasse dello stesso animale, incontrato a distanza di nove anni, sarebbe significativo constatare l’evidenza delle condizioni favorevoli per la sua sopravvivenza. Data la particolare condizione, gli animali albini sono più deboli dal punto di vista immunitario. Si tratta infatti di un’anomalia che porta alla mancanza, totale o parziale, di pigmentazione nell’epidermide e negli occhi, con successivi problemi di vista, fotofobia e ridotto assorbimento di calore. A questo si aggiunge l’aspetto della facile individuabilità dell’animale da parte delle sue prede, seppur a profondità a cui la luce non arriva.

    Il Santuario Pelagos è una Area Marina Protetta di 87.500 km² istituita da un accordo internazionale tra Italia, il Principato di Monaco e la Francia per la protezione dei mammiferi marini che lo frequentano. Una stima approssimativa elenca più di 8.500 specie di animali che rappresentano tra il 4% e il 18% delle specie marine mondiali. La concentrazione di biodiversità all’interno dell’area è notevole, in particolare per quanto riguarda il numero dei predatori al vertice della catena trofica, come i mammiferi marini, il Mediterraneo rappresenta solo 0,82% della superficie e il 0,32% del volume degli oceani del mondo.

    All’interno del santuario, la Sardegna spicca per la presenza di numerose specie che sono indicatori dello stato di salute del mare. Nell’area di studio al largo delle Bocche di Bonifacio (Canyon di Caprera) i ricercatori del dipartimento di Scienze della Natura e del Territorio (DIPNET) dell'Università degli studi di Sassari studiano ben sette delle otto specie regolarmente presenti nel Mediterraneo occidentale. Dalla balenottera comune al capodoglio allo zifio, alla stenella striata, sino al delfino comune. È la seconda nelle acque italiane, dopo il Mar Ligure, per densità di mammiferi marini.

    «Dal 2011 al 2013 abbiamo fatto oltre 600 avvistamenti – commenta Luca Bittau, ricercatore del DIPNET, che da 5 anni porta avanti un monitoraggio dei cetacei, assieme alla responsabile del progetto, Renata Manconi -. Si vedono con frequenza la stenella striata, la balenottera comune e lo zifio. Quest'ultimo è raro da avvistare, mentre è comune nel Mar Ligure e nell’area di studio del DIPNET. È una specie molto sensibile all'inquinamento acustico. Siamo riusciti a foto-identificarne 65 in soli 4, ormai li riconosciamo uno per uno. Per quanto riguarda invece il capodoglio, abbiamo un catalogo di 40 individui foto-identificati. L’avvistamento di questo esemplare di capodoglio albino fatta dall’Orso Diving di Poltu Quatu rappresenta una curiosità che merita di essere approfondita soprattutto in considerazione della precedente segnalazione risalente al 2006. Grazie alla collaborazione con l’azienda privata abbiamo potuto raccogliere negli anni molti dati importanti per lo studio dei cetacei del Canyon di Caprera e per la loro tutela».

    «Siamo davanti a un rilevamento significativo dal punto di vista scientifico, vista la particolarità dell’esemplare – spiega Yuri Donno responsabile dell’Ufficio ambiente dell’Ente Parco – che evidenzia la specificità e le particolarità  scientifiche dell’intera area. Un patrimonio ambientale unico che può rappresentare una risorsa inesplorata anche dal punto di vista turistico. Il whale watching offre una proposta turistica qualificata e compatibile con le risorse ambientali del territorio e può rappresentare un contributo allo sviluppo economico del nostro territorio compatibile con la fragilità della sua biodiversità».

    Data: 
    06.08.2015

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