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    Risposta dell'Ufficio stampa del Parco alla segnalazione del Gruppo d'Intervento Giuridico


    Di seguito è possibile prendere visione della risposta fornita dall'Ufficio stampa del Parco alla segnalazione del Gruppo d'Intervento Giuridico dal titolo "Quando un Parco Nazionale si trasforma in una zona franca per la nautica cafona", relativa ad un avvenimento del 6 giugno, in concomitanza con l'ultima giornata di regate dal Louis Vuitton Trophy.

    Controllo e monitoraggio
    Il problema dei controlli nell’area del Parco Nazionale è un problema da sempre presente, che purtroppo non sembra trovare valide soluzioni nel breve periodo. La situazione che viene infatti a generarsi nei mesi estivi nel territorio del Parco, che per conformazione geografica permette l’accesso all’area da ogni direzione, imporrebbe un aumento della capacità di controllo e repressione degli illeciti ambientali. Ciò avverà in futuro solo se il Parco potrà disporre di un corpo di vigilanza da destinare a tale scopo; il personale del Parco infatti, non essendo investito di poteri di polizia giudiziaria, non ha la facoltà di elevare sanzioni ma solo di monitorare l’area del Parco segnalando alle Forze dell’ordine competenti l’esistenza di eventuali situazioni che potrebbero costituire danno o illecito ambientale o, comunque, la violazione delle vigenti norme, a prescindere dal livello giuridico dalle quali le stesse discendono.
    Il primo incontro con alcuni dirigenti della Regione Sardegna e del Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale (C.F.V.A.), finalizzato ad avviare un tavolo di confronto che porti in tempi rapidi all’istituzione del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente (C.T.A.), si è tenuto nello scorso dicembre; eppure già nel corso del 2007 e del 2008 l’attuale Presidente del Parco aveva richiesto alla precedente amministrazione regionale l’istituzione del Coordinamento Territoriale per l’Ambiente, per sensibilizzarla alla problematica e per la risoluzione del problema, ma le cinque missive inviate agli ex Presidente della Regione e a Assessore all’Ambiente non avevano mai avuto alcun riscontro.
    La nascita del Coordinamento dovrebbe prevedere in concreto una dipendenza funzionale dal Parco del personale del C.F.V.A. dislocato sul territorio di La Maddalena, mutuando quanto già accade negli altri Parchi nazionali italiani, e in armonia con gli altri corpi esistenti sul territorio (Capitaneria di Porto e Corpo Forestale dello Stato). Al momento l’intesa che dovrebbe portare all’istituzione del C.T.A. parrebbe essersi arenata a causa dei conflitti di attribuzione tra Corpo Forestale dello Stato, che ha 3 dipendenti di stanza sul territorio, e C.F.V.A.
    È pertanto fuor di dubbio che l’Ente Parco Nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena ha sempre fatto quanto è possibile, per sensibilizzare il Ministero dell’Ambiente, la Regione Sardegna e gli altri enti competenti sul problema dei controlli nell’Arcipelago di La Maddalena.
    Si deve però comprendere che, anche qualora il C.T.A. fosse istituito ai sensi di legge, probabilmente l’attuale dotazione di personale del C.F.V.A. (12 unità) potrebbe non essere sufficiente a coprire un un parco geomarino che si estende su una superficie - tra terra e mare - di circa 18.000 ettari (5.134 ettari di superficie terrestre e 13.000 ettari di superficie marina), con uno sviluppo costiero pari a oltre 180 chilometri di coste e una frequentazione estiva di circa 20.000 imbarcazioni, che ne fanno il territorio più frequentato e più sensibile, dal punto di vista ambientale, della Sardegna. Le esigenze di controllo di un territorio così complesso, in particolare per il flusso turistico estivo, nonché per i rischi connessi con altri fenomeni, quali il bracconaggio, l’abusivismo e gli incendi boschivi, rendono comunque non più procrastinabile l’esigenza di addivenire quanto prima ad una positiva risoluzione della questione dell’istituzione del C.T.A., passo indispensabile per richiedere in futuro maggiore attenzione e maggiori risorse, anche umane, per il problema del controllo nell’area marina dell’Arcipelago.
    Per quanto riguarda la presenza di personale del Parco addetto al monitoraggio, nei mesi estivi l’Ente Parco provvede a garantire alle proprie entrate di bilancio un’importante fonte di finanziamento, derivante dalla riscossione dei corrispettivi di accesso all’area marina del Parco, necessaria ed indispensabile per garantire lo svolgimento di molte attività di educazione e sensibilizzazione ambientale, di interventi finalizzati alla preservazione di alcune aree soggette ad una forte pressione antropica e di altre attività fondamentali per un Parco Nazionale con una così ampia parte marina. Tale personale viene impiegato anche per monitorare la presenza di eventuali incendi; in caso di illeciti o violazione delle norme emanate dai vari enti competenti, i dipendenti addetti al monitoraggio sono tenuti a segnalare alle Forze dell’ordine tali comportamenti: non si tratta di una facoltà, come erroneamente viene presunto, ma di un preciso dovere che essi hanno.
    Quando si parla di “un sistema che punta soprattutto a fare cassa (con il ticket per i natanti) anche a costo di tollerare, fino ad assecondarla, la prepotenza di chi, solo per il fatto di essere a bordo di un’imbarcazione magari di lusso e di aver pagato un biglietto, pensa che tutto gli sia consentito” si fa perciò riferimento ad una percezione del tutto difforme dalla realtà dei fatti, che sembrerebbe scaturire più dall’assenza e dall’impossibilità dell’autorità marittima competente ad effettuare i controlli in area marina che da atteggiamenti riconducibili al personale del Parco.

    Delimitazione degli specchi acquei dei principali arenili
    Per quanto concerne la tutela degli arenili dell’Arcipelago, occorre segnalare che fino allo scorso anno sono state oltre venti le cale e le spiagge il cui specchio acqueo, ben prima dell’inizio della stagione estiva, è stato delimitato con cavi tarozzati dal personale dell’Ente Parco. Il Parco procede infatti al posizionamento dei cavi per la tutela degli arenili dall’atterraggio di mezzi natante di ogni genere e secondariamente per la creazione di uno spazio sicuro per la balneazione.
    In tal modo è stato possibile rendere fruibile un numero elevatissimo di luoghi, impedendo l’accesso dei mezzi nautici in tali specchi acquei. L’elenco delle spiagge e delle cale chiuse grazie al Parco nel 2009 comprende le seguenti aree (http://www.parcoinforma.it/05-2009/articolo/fare-il-bagno-e-piu-sicuro-oltre-venti-aree-delimitate-dal-parco-con-cavi-tarrozzati): (Isola di La Maddalena) Spalmatore; Spiaggetta compresa tra Spalmatore e “Costone”; “Costone”; Giardinelli; Porto Massimo; Cala Lunga; Spiaggia adiacente a Cala Lunga; Cala Francese – località “Madonnetta”; (Isola di Caprera) Cala Serena; Cala Coticcio (spiaggia piccola e spiaggia grande); Cala Brigantina; Cala Portese (Due Mari); “Spiaggia del Relitto”; Cala Andreani; “Spiaggia per i cani” di Porto Palma; (Isola di S. Maria) Cala Santa Maria; (Isola di Spargi) Cala d’Alga; Cala Corsara; Cala Granara (entrambe le spiagge); (Isola di Budelli) Spiaggia Rosa; Spiaggia del Cavaliere (un ampio specchio acqueo di dimensione triangolare fino all’Isola della Carpa).
    Mai era stato raggiunto come nel 2009 un numero così alto di aree delimitate da cavi tarozzati, e per alcune di esse l’intervento non era mai stato effettuato in passato. Le attività in questione sono sempre state svolte da qualificati dipendenti del Parco, coadiuvati proprio dal personale assunto ad hoc per monitorare l’area protetta nel periodo estivo, ed includono la manutenzione dei cavi tarozzati stessi, giacché in numerose occasioni si sono verificati casi di tagli, dovuti spesso all’eccessivo avvicinamento ad essi dei mezzi nautici, ma in alcune occasioni anche a vergognosi episodi di sabotaggio; un impegno che spesso viene trascurato o dato per scontato, ma che vede l’Ente Parco protagonista in prima persona nella tutela degli arenili e della sicurezza per la balneazione di turisti e residenti.
    Per quanto riguarda l’anno 2010 le attività dell’Ente Parco di delimitazione degli arenili più frequentati prenderanno il via solo nei prossimi giorni a causa dei ritardi accumulati nell’ottenimento delle dovute autorizzazioni per il posizionamento dei cavi tarozzati: ritardi imputabili al fatto che, a differenza dagli altri Comuni della costa gallurese, nel caso di La Maddalena è stato sempre l’Ente Parco che, storicamente, ha posizionato i cavi tarozzati, competenza ricondotta invece all’ente locale, sostituendosi a quest’ultimo in un’attività di essenziale importanza anche dal punto di vista della tutela ambientale.
    Per quanto riguarda la predisposizione di campi ormeggio, quest’anno invece l’Ente Parco potrà vantare un anticipo, rispetto alle passate stagioni, di circa due mesi. L’ottenimento dei necessari permessi da parte della locale autorità marittima costituisce un iter burocratico lungo e complesso e da ripetersi ogni anno, almeno fino all’approvazione del Piano per il Parco, giacché l’autorizzazione è provvisoria: il Piano del parco risolverà tale problema alla radice evitando che ogni anno l’Ente Parco debba subire l’intera trafila burocratica ed assumendo a norma ubicazione e quantificazione di campi ormeggio e cavi tarozzati.

    Conclusioni
    È fuori di dubbio che l’Ente Parco, essendosi fatto promotore di progetti sperimentali quali il “numero comodo” ed avendo già previsto limitazioni ad alcuni arenili dell’Arcipelago nei mesi di massimo afflusso turistico, condivide le posizioni conclusive del Gruppo d’Intervento Giuridico. È però evidente che la sola possibilità di disciplinare il tutto, corrispondente alla scelta idealmente ottimale, coinciderebbe con l’accesso controllato a tutta l’area dell’Arcipelago su di un numero predefinito di imbarcazioni, da rispettare da parte di tutti i turisti che visitano il Parco Nazionale: si tratterebbe dell’unica strada che dovrebbe essere tuttavia percorsa da tutti i portatori di interessi.
    Entrando però nel tema degli strumenti normativi di salvaguardia ambientale a disposizione dell’Ente Parco, occorre precisare che solo con l’adozione del Piano per il Parco e del Regolamento del Parco sarà possibile avere una disciplina organica per quanto riguarda le attività da svolgersi all’interno del Parco e l’eventuale individuazione di singole aree da tutelare maggiormente rispetto ad altre; l’unica eccezione è rappresentata dalla possibilità di introdurre con ordinanza norme urgenti ed indifferibili, purché rientranti tra le attività di propria competenza.
    Per dotare l’Ente di tali preziosi strumenti e di una normalità amministrativa che era del tutto assente in passato, e per arrivare all’introduzione di regole certe secondo gli strumenti di legge disponibili, il Presidente ed il Consiglio direttivo si sono sempre impegnati, nel corso degli scorsi mesi e sin dal primo giorno del loro insediamento, dovendosi comunque scontrare quotidianamente con la realtà di “cafoni” che non solo decidono scientemente di ignorare le norme, ma spesso arrivano a disprezzare anche qualsiasi regola di buon senso.

    La segnalazione del Gruppo d'Intervento Giuridico è visibile: http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/2010/06/11/quando-un-parco-nazionale-si-trasforma-in-una-zona-franca-per-la-nautica-cafona/

    Data: 
    12.06.2010

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