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    Gruppo d'intervento giuridico, l'Ente Parco sulle stesse posizioni riguardo ad ancoraggio e ormeggio


    Con riferimento a quanto pubblicato all’indirizzo http://gruppodinterventogiuridicoweb.wordpress.com/2012/05/16/arcipelago-della-maddalena-parco-nazionale-o-parco-boe/ e divulgato a mezzo stampa, pare opportuno fornire alcuni chiarimenti.

    Innanzitutto l’Ente Parco condivide pienamente quanto sostenuto dal Gruppo d’intervento giuridico e dall’Associazione “Amici della terra” riguardo al fatto che “la limitazione del traffico nautico e degli ancoraggi, unita alla scrupolosa vigilanza, sono fondamentali per preservare ambienti naturali unici al mondo”, quali “obiettivi irrinunciabili di un’area naturale protetta”: è proprio verso questa direzione che si è mosso da sempre l’Ente gestore, anche in risposta agli stimoli giunti in tal senso anche in passato delle amministrazioni locali, proprio allo scopo di evitare che in località di pregio dell’Arcipelago si potesse assistere allo spiacevole fenomeno, anche estetico, di “distese” infinite di imbarcazioni.

    L’allestimento dei campi ormeggio nell’Arcipelago ad opera dell’Ente Parco ha inoltre già seguito l’indirizzo suggerito dal Ministero, citato nell’articolo (sebbene ancora la nota non risulti pervenuta al protocollo) e di cui l’Ente è ben a conoscenza, giacché alcuni passaggi fanno parte delle stesse conclusioni contenute nelle valutazioni di incidenza che il Parco ha redatto per lo sviluppo dei progetti. Relativamente all’individuazione di soluzioni alternative diverse dal posizionamento di campi morti, come da sempre avvenuto fino a pochi anni fa, proprio per diminuire il numero possibile di ancoraggi già dall’anno scorso è stato sperimentato con successo il sistema di ancoraggio ecocompatibile “Ecoblu 300″, consistente nel posizionamento di un dispositivo che si avvita sui fondali manualmente, il cui utilizzo si rivela necessario in particolare per la tutela dei fondali sabbiosi e delle praterie di Posidonia oceanica. A tale sistema, del tutto all’avanguardia per quanto riguarda le aree marine protette italiane, andrà ad affiancarsi quest’anno un ulteriore metodo, consistente nell’utilizzo di moduli cavi che permettono la proliferazione delle specie vegetali e ittiche.

    Fermo restando il fatto che in tema di vigilanza a mare, come giustamente ricordato nell’articolo, è la Capitaneria di porto l’amministrazione competente, l’Ente Parco condivide pienamente le idee del Gruppo d’intervento giuridico e dell’Associazione “Amici della terra”, e resta a disposizione per qualsiasi precisazione in merito, anche se chiaramente la soluzione ideale che parrebbe scaturire da una lettura dell’articolo – ossia la chiusura completa di tutta l’area protetta dell’Arcipelago, perché, sebbene praticamente irrealizzabile per sua estensione costiera, questo costituirebbe l’optimum in termini ecologici – costituirebbe un autentico disastro economico e sociale, soprattutto in questo forte periodo di crisi per l’isola e l’Italia intera. Proprio per la sensibilità dell’Ente riguardo alle necessità del territorio, solo l’individuazione di sistemi di fruizione più intelligenti e sostenibili, hanno sinora portato a studiare soluzioni in grado di soppesare correttamente tutela ambientale e turismo nautico. L’orientamento per il futuro è chiaro: proseguire con l’impostazione sinora seguita per implementare gli ormeggi e diminuire gli ancoraggi, favorendo anche un accesso agli arenili, nell’obiettivo di una riduzione dell’impatto antropico.

    Data: 
    18.05.2012

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