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    Lotta ai cafoni nel paradiso del Mediterraneo


    Il delicato ecosistema dell’arcipelago della Maddalena preso d’assalto, ogni estate, da migliaia di turisti e centinaia di imbarcazioni - Operativo dal 2011 il «Cta», Coordinamento territoriale per l’ambiente, che vigilerà sul parco- «Rispetto delle norme e tanto buonsenso, ma qualcuno sgarra» di Giampiero Cocco (La Nuova Sardegna del 23.07.2010)

    LA MADDALENA. Miglia e miglia di mare, 280 chilometri di coste e una concentrazione, in estate, di turismo nautico riscontrabile soltanto nella Costa Azzurra. L’Ente Parco gestisce il paradiso dell’arcipelago maddalenino, ma non ha gli strumenti per far rispettare le norme.
    «Regole che, in fondo, rispecchiano l’educazione, il buonsenso e il rispetto per l’ambiente e le bellezze naturali - dice il responsabile delle pubblice relazioni dell’Ente Parco, Enrico Lippi - giuntea noi intatte nei secoli e che dovremo lasciare, altrattanto fruibili, per le generazioni future».
    L’Ente Parco spera nel Cta, acronimo che sta per “Coordinamento territoriale per l’Ambiente”. Un organismo che, una volta istituito, allargherebbe le competenze dell’Ente da quelle attuali (di solo monitoraggio) alla più estesa vigilanza dell’intero parco marino e terrestre, con la fattiva collaborazione del corpo di vigilanza ambientale regionale, alla quale è demandata la tutela di quel paradiso terrestre e marino che è l’arcipelago maddalenino. Dal 2007 i funzionari del Ente Parco e i dirigenti dell’assessorato all’Ambiente regionale stanno studiando il modo di far decollare il Cta, e pare si sia giunti alla fase conclusiva, che diventare realtà nel 2011.
    Lo scorso anno, per “testare” questo nuovo organismo si erano creati degli equipaggi misti - addetti al monitoraggio del Parco e agenti del corpo forestale e di vigilanza ambientale - che navigarono in lungo e in largo per contrastare l’azione illegale dei “cafoni” del mare.
    «Recentemente ho incontrato il direttore del Parco - dice Giancarlo Muntoni, capo dell’ispettorato forestale di Tempio, che ha competenza territoriale sull’arcipelago maddalenino - ed ho proposto la formazione di personale che agisca da ausiliari della vigilanza ambientale, alla stregua degli ausiliari del traffico. Personale che, una volta superato l’esame e ricevuto l’attestato, può rilevare le infrazioni, identificandone i colpevoli, e quindi segnalarlo alla nostra stazione forestale più vicina. In questo modo si attuerebbe una maggior prevenzione e un intervento diretto. In mare è difficile operare, e i mezzi nautici a nostra disposizione sono limitati».
    L’impunità porta alla reiterazione del reato. Perchè di reato, infatti, si tratta. Violare norme di tutela ambientale e al codice della navigazione - come sbarcare su un’isola sulla quale c’è il divieto, navigare in velocità dove c’è un limite, sporcare le spiagge e ormeggiare sui banchi di posidonia - prevede, infatti, una denuncia alla autorità giudiziaria.
    Ma questa procedura, tra contestazione, istruzione e eventuale condanna, comporta tempi bibblici. E i reati per la violazione del codice di navigazione e ambientale sono i primi che cadono in prescrizione. Con buona pace per gli equipaggi di motovedette della guardia di finanza, della Guardia costiera e del Corpo forestale che vigilano, quotidianamente, sul mare più bello del Mediterraneo
    «Informazione, prevenzione e, nei casi limite, la sanzione. Questo quanto ci si ripropone con l’istituzione del Cta, l’organismo che darà al Parco lo strumento per far rispettare le leggi. Altrimenti - dice Enrico Lippi - siamo impotenti: abbiamo la normativa ma non possiamo farla rispettare».

    Data: 
    23.07.2010

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