Fico degli Ottentotti

Nel nostro territorio, esistono due specie del genere Carpobrotus, Carpobrotus acinaciformis (L.) L. Bolus e Carpobritus edulis (L.) N.E. Br. Localmente sono chiamati “fiore di Garibaldi” o comunemente noto come fico degli Ottentotti. Il nome comune ‘fico degli Ottentotti’ origina dal fatto che la pianta era utilizzata a scopo alimentare  - i frutti sono eduli - dal popolo Khoi del Botswana, chiamati anche ‘Ottentotti’.

La specie è originaria dal Sudafrica ed è stata introdotta in Europa come pianta ornamentale.  Si è adattata benissimo all’ambiente mediterraneo tanto che adesso è diventata spontanea in quasi tutti i litorali italiani. Resiste molto bene sia alla siccità che alla salinità propagandosi velocemente.

Nell’Arcipelago di La Maddalena è stata originariamente coltivata in prossimità dei forti e delle opere militari al fine di tenere bassa la vegetazione per una migliore visione dell’orizzonte da parte dei fucilieri e per consolidare le scarpate dei terreni circostanti. Da qui si è diffusa velocemente ed è facile trovarla su spiagge, rupi e muri in quasi tutte le isole.

Nonostante i bellissimi fiori, il fico degli Ottentotti è dannoso per gli ecosistemi dove cresce formando tappetti e soffocando la flora autoctona sottraendo ad essa acqua, nutrienti e spazi. Queste specie aliene, con il loro portamento strisciante, sono in grado di svilupparsi su ampie superfici ricoprendo talvolta interi tratti di costa e spiaggia.  In queste aree è facile reperire importanti specie endemiche la cui crescita ed espansione viene limitata da Carpobrotus anche attraverso la modifica del pH del suolo che diventa ormai inidoneo ad ospitare queste specie autoctone.

Perché è così invasiva?

Grazie alla facilità con cui si espande, sia per via vegetativa ovvero per frammentazione della pianta (un esempio sono i tagli di risulta non eliminati adeguatamente) sia per dispersione dei semi. Alcuni uccelli e mammiferi, si cibano dei frutti garantendo alla specie il trasporto dei semi anche lontano dal sito originario.

Oggi questa pianta aliena invasiva domina migliaia di chilometri lungo le coste del Mediterraneo causando diversi danni ai fragili ecosistemi dunali. Bisogna anche dire che seppur infestante il Carpobrotus svolge una importante funzione di protezione dell’arenile. Con la sua crescita “strisciante” infatti crea dei tappeti erbosi che impediscono al vento di trascinare via la sabbia. E’ infatti opportuno che eventuali interventi di rimozione della pianta invasiva avvengano gradualmente, per non accelerare i processi erosivi.

 

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 29-feb-20
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