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 03-nov-21
Distanti per evitare contagi: ecco la lezione delle api
Distanti per evitare contagi: ecco la lezione delle api

Riportiamo di seguito un interessante articolo di Gianni Bazzoni, uscito il 3 novembre 2021 sul quotidiano "La Nuova Sardegna".

Il distanziamento sociale per contrastare la diffusione di patogeni o parassiti nel mondo degli animali è molto diffuso, più di quanto si possa pensare. E se è vero che il comportamento implica costi sociali importanti, come emerge chiaramente (sul fronte umano) dall'attuale pandemia di Covid-19, l'uso di questa strategia in natura suggerisce che i benefici sono superiori ai costi. I casi documentati riguardano animali molto diversi tra loro, separati da milioni di anni di evoluzione: dai babbuini sino ad alcune specie di formiche che, se infettate da un fungo patogeno, si isolano ai margini del formicaio.
L'ultima scoperta scientifica arriva da uno studio recente di un team internazionale di ricercatori coordinato dalla dottoressa Michelina Pusceddu, dal professor Ignazio Floris e dal professor Alberto Satta del Dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari, in collaborazione con l'University College London (Inghilterra), l'Università di Torino e la Martin Luther University Halle-Wittenberg (Germania): i ricercatori hanno valutato se la presenza dell'acaro ectoparassita Varroa destructor in colonie di api da miele inducesse cambiamenti nell'organizzazione sociale tali da ridurre la diffusione del parassita all'interno dell'alveare.
Tra i numerosi fattori di stress per l'ape da miele, infatti, la Varroa rappresenta uno dei principali nemici perchè provoca effetti dannosi sulle api a livello individuale e di colonia, inclusa la trasmissione di virus.
Lo studio appena pubblicato su "Science Advances", mostra che le colonie di api infestate reagiscono, modificando l'uso dello spazio e le interazioni tra compagne di nido con l'obiettivo di «aumentare il distanziamento sociale tra la coorte di api giovani (che hanno cura della regina e della covata) e quella delle bottinatrici più anziane.
Le colonie di api mellifere, infatti, sono organizzate in due comparti principali: quello periferico occupato dalle bottinatrici (api anziane) e quello più interno composto da giovani api, dalla regina e dalla covata». Questa "separazione" all'interno della colonia porta a «una minore frequenza di interazioni tra i due compartimenti rispetto a quanto avviene all'interno di ogni compartimento e permette agli individui più importanti per la sopravvivenza della colonia - cioè regina, api giovani e covata - di essere protetti dall'ambiente esterno (al quale invece sono esposte le bottinatrici) e quindi dall'arrivo di malattie».
Secondo gli autori, «la scoperta che il distanziamento sociale tra le due coorti (quella più esposta e quella da proteggere) aumenti nelle colonie di api infestate da un parassita rappresenta un aspetto nuovo e sorprendente, evidenzia le abilità comportamentali evolute da questi insetti per contrastare patogeni e parassiti».
Il team di studiosi ha sottolineato che la capacità di modulare la propria struttura sociale e la frequenza dei contatti tra i singoli individui in relazione al rischio di trasmissione di malattie, «consentono alle colonie di api di massimizzare i benefici delle interazioni sociali ove possibile e di minimizzare il rischio specifico di malattie infettive quando le circostanze lo richiedono.
La complessa società delle colonie di api mellifere rappresenta un modello ideale per studiare comportamenti di questo tipo e per comprenderne appieno il valore e l'efficacia».

 
 
 

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